Impresa Cultura – La cultura che cambia i territori, il 22° rapporto di Federculture
Leggiamo il 22° Rapporto Federculture presentato il 21 luglio scorso al Ministero della Cultura e scopriamo che appena 1.024 comuni su quasi ottomila, poco più del 13% del totale, riescono da soli a catalizzare il 63% di tutte le presenze turistiche del Paese. Sono i territori a vocazione culturale e paesaggistica, quelli dove un museo, un teatro, un sito archeologico diventano il motivo per cui un viaggiatore sceglie una destinazione piuttosto che un’altra. Parliamo di 476,4 milioni di presenze nel 2025, quasi il 10% in più rispetto al 2019, con gli stranieri che nelle grandi città arrivano a rappresentare quasi tre quarti dei visitatori.
Il titolo scelto quest’anno da Federculture, “Impresa Cultura – La cultura che cambia i territori” racconta un’Italia policentrica, dove la ricchezza non sta solo nei grandi musei delle metropoli ma anche nella capacità diffusa di piccoli centri e comuni minori di attrarre pubblico e generare economia. Nei territori a forte identità culturale il reddito imponibile medio per contribuente sale a 25.600 euro, l’8,5% sopra la media nazionale. La cultura, insomma, non è solo patrimonio da tutelare, ma leva concreta di sviluppo economico, un fattore competitivo individuale e collettivo.
Poi c’è il pubblico, quello vero. Il 48,2% degli italiani è andato almeno una volta al cinema nell’ultimo anno, il 35,8% ha visitato musei e mostre, il 24,3% ha assistito a uno spettacolo teatrale. Sono numeri un crescita rispetto all’anno precedente, che raccontano una domanda di esperienze dal vivo ormai stabilizzata su livelli solidi. Ma è un’Italia a due velocità: nel Nord-Ovest oltre il 40% della popolazione frequenta musei e mostre, nel Mezzogiorno la quota crolla a circa il 26%, e lo stesso divario si ripete nella lettura. Guardando all’Europa, poi, il confronto resta impietoso. Appena il 36,9% degli italiani partecipa ad attività culturali, contro oltre il 70% di Paesi come Danimarca o Norvegia.
Anche il lavoro culturale cresce, seppure con il fiato corto: gli occupati del settore sono ormai 851mila, il 3,5% dell’occupazione totale, in aumento per il quarto anno di fila. Ma è un lavoro fragile, fatto per il 41,5% da autonomi senza dipendenti con contratti stabili molto meno diffusi che nel resto dell’economia. “La crescita del pubblico conferma che in Italia la domanda di cultura è forte”, ha detto il Presidente di Federculture Andrea Cancellato, aggiungendo che ora serve dare al settore “strumenti più stabili” per rispondere a questa domanda.
Non manca, nel rapporto, un capitolo dedicato al sostegno privato: l’Art Bonus ha superato quota 1,2 miliardi di euro di donazioni cumulate, con quasi 150 milioni raccolti solo nel 2025, anche se la geografia dei finanziamenti resta squilibrata a favore del Nord. E poi la rigenerazione urbana, tema su cui Federculture ha condotto la prima analisi degli interventi del PNRR: 342 progetti a caratterizzazione culturale, uno su cinque di quelli dedicati alla riduzione del degrado sociale, segno che sempre più amministratori guardano alla cultura come strumento per rigenerare piazze, quartieri, città intere.
Restano, sullo sfondo, le sfide di sempre: colmare il divario Nord-Sud, dare stabilità a un mercato del lavoro ancora precario, e gestire con intelligenza il successo stesso del turismo culturale, evitando che l’affollamento nei luoghi più amati si trasformi in un problema. Una mappa complessa, che il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha definito “materia viva per le decisioni delle istituzioni”. Il Rapporto racconta un’Italia che cambia attraverso la cultura, ma che deve ancora imparare a cambiare in modo più equilibrato.