#Controcanto. Bob Dylan, 39 CD per raccontare un tour. Ma chi li ascolta davvero?
Trentanove CD per raccontare un tour. Non una carriera intera, non una discografia sterminata, ma poco più di un mese nella vita artistica di Bob Dylan. È la misura, quasi provocatoria, di The Rolling Thunder Revue: The 1976 Live Recordings, il monumentale cofanetto che Columbia Records e Legacy Recordings, la divisione di Sony Music Entertainment dedicata al catalogo, pubblicheranno il 6 novembre.
Il progetto documenta la seconda parte della Rolling Thunder Revue, la tournée che nella primavera del 1976 portò Dylan sui palchi americani insieme a una compagnia di musicisti e artisti che contribuì a rendere quell’esperienza qualcosa di diverso da una normale serie di concerti. Il bilancio è impressionante: 381 tracce, di cui 371 mai pubblicate prima, ricavate dalle fonti originali.
Questa la notizia.
E una domanda: chi compra oggi 39 CD? E, soprattutto, chi ha il tempo e la voglia di ascoltarli tutti?
Il gigantismo come strategia
Nell’epoca in cui la musica è disponibile con pochi tocchi sullo smartphone, in cui intere discografie possono essere ascoltate senza possedere materialmente un solo disco, un cofanetto di queste dimensioni sembra appartenere a un’altra idea di consumo culturale. Quella in cui ascoltare significa anche raccogliere, conservare, confrontare, tornare sulle stesse canzoni per coglierne le differenze.
Trentanove CD non sono semplicemente tanti dischi. Sono troppi. Il pubblico a cui si rivolge un’edizione simile è inevitabilmente circoscritto. Collezionisti, appassionati di Dylan, studiosi della sua opera. Persone per le quali una versione alternativa di una canzone non è necessariamente un doppione, ma un documento che permette di capire come quella canzone cambi da una sera all’altra. A metà strada tra feticismo e collezionismo.
Resta però il paradosso di un oggetto da possedere più che un’esperienza da attraversare con l’ascolto. La musica sta diventando mostra, museo, archivio, memoria. La musica diventa possesso della musica.
Una tournée fuori dall’ordinario
Naturalmente, nel caso di Dylan, il materiale non è privo di interesse storico e musicale. La seconda parte della Rolling Thunder Revue si svolse dal 18 aprile al 25 maggio 1976 e comprendeva 27 date. Sul palco, accanto a Dylan, si alternavano vecchi collaboratori e musicisti di grande personalità.
Tra loro c’era Joan Baez, ritrovata compagna di duetti in brani come Blowin’ in the Wind e Railroad Boy. La formazione comprendeva inoltre Rob Stoner al basso, Scarlet Rivera al violino e Howie Wyeth alla batteria, già coinvolti nelle registrazioni di Desire, oltre a Mick Ronson, chitarrista degli Spiders from Mars di David Bowie, e a T Bone Burnett.
Era una compagnia eterogenea, capace di dare alle canzoni di Dylan una dimensione mobile, teatrale, talvolta aspra. Le registrazioni permettono di seguire le trasformazioni di un repertorio che non si accontentava di riprodurre le versioni conosciute in studio. Le canzoni diventavano materia viva, sottoposta a tensioni, accelerazioni e cambiamenti di atmosfera.
L’alternativa dei tre vinili
Per chi non intende affrontare l’impresa dei 39 CD, il 6 novembre arriverà anche una pubblicazione più circoscritta: un triplo LP con il concerto completo del 16 maggio 1976 al Tarrant County Convention Center Arena di Fort Worth, in Texas. Le 22 tracce sono state remixate a partire dai nastri multitraccia originali.
È una scelta che consente di avvicinarsi a quel mondo attraverso una singola serata, con un percorso musicale più definito e una durata più gestibile. Non è soltanto una versione ridotta del progetto maggiore, ma un modo diverso di ascoltare, concentrandosi sullo sviluppo di un concerto anziché sulla comparazione fra numerose esibizioni.
Il valore della memoria, il rischio dell’accumulo
Il gigantismo delle ristampe d’archivio pone dunque una questione che va oltre Dylan. Quanto materiale inedito serve davvero per raccontare un artista? E quando la documentazione completa diventa un valore culturale, anziché una semplice abbondanza?
Non esiste una risposta valida per tutti. Per il fan più appassionato, le differenze tra le serate possono rappresentare la parte più preziosa dell’operazione. Per un ascoltatore meno coinvolto, 39 CD potrebbero essere un ostacolo più che un’opportunità. E per chi ascolta prevalentemente in streaming, l’intero cofanetto può sembrare un oggetto quasi anacronistico.
A sperimentare che cosa si potesse fare con un cofanetto dal vivo fu Bruce Springsteen, che nel 1986 pubblicò Live/1975–85, un monumentale triplo CD (cinque LP nell’edizione in vinile) che raccoglieva 40 brani registrati nel corso di dieci anni di concerti con la E Street Band. Non una semplice raccolta di successi, ma il tentativo di restituire su disco l’evoluzione di un artista sul palco, la sua energia e il rapporto con il pubblico. Fu un’operazione ambiziosa, anche sul piano commerciale, che dimostrò come un album dal vivo potesse diventare un evento discografico autonomo, capace di raccontare un’intera stagione artistica. Quasi quarant’anni dopo, il gigantismo delle pubblicazioni d’archivio ha portato quella stessa intuizione a dimensioni ben più estreme: non più una selezione ragionata di esibizioni, ma interi tour documentati concerto dopo concerto, fino ai 39 CD dedicati alla Rolling Thunder Revue di Bob Dylan. Resta da capire se questa abbondanza sia soprattutto un’opportunità per gli appassionati più fedeli o se, nell’epoca dello streaming, il vero prodotto sia diventato il cofanetto stesso, un oggetto da collezionare.
Resta la domanda iniziale: chi comprerà 39 CD di Bob Dylan? Probabilmente non molti, in rapporto al pubblico globale del cantautore. In fondo, è vero che il gigantismo può essere una forma di eccesso commerciale, oppure il tentativo, costoso e impegnativo, di trasformare l’ascolto in esperienza materica da collezionare. Non è più musica da ascoltare, ma musica da possedere. E salvezza. Costruisce un argine. E, per qualche minuto, ci ricorda che anche nel silenzio più fitto può esistere ancora una possibilità di presenza.
Si può chiedere qualcosa di più alla musica?