i “mitilanti” e quel libro da ascoltare
con tutta la “casa dentro”

i "mitilanti" e quel libro da ascoltare <br> con tutta la "casa dentro"

I Mitilanti sono un collettivo di poeti performativi (Andrea Bonomi, Andrea Fabiani, Filippo Lubrano, Alfonso Pierro, Francesco Terzago) attivi nelle competizioni di poetry slam che, per la prima volta, incontrano la musica elettronica, quella di Michele Mascis, in un progetto di poesia sonorizzata, musica analogica ed elettronica, unico nel suo genere. “Casa Dentro” contiene 6 brani inediti; è un progetto (un EP) o, se preferite, un libro da ascoltare nato nella periferia della provincia della Spezia. Nella mansarda di un borgo, San Venerio, che si affaccia sulla centrale elettrica a gas e carbone Eugenio Montale. Al centro della narrazione una indagine poetica e musicale su viaggio e marginalità nell’epoca della globalizzazione. Un repertorio di registrazioni ambientali, di suoni della natura, della periferia, dei passi che smuovono la ghiaia fanno parte del viatico. Oralità, una manciata di fogli, nessun leggio. La fonte di ispirazione dei Mitilanti è stato “Il bestiario” di Maria Monti “, album del 1974 che vede la partecipazione del poeta Aldo Braibanti (definito da Carmelo Bene “l’unico vero genio italiano”) oltre a performer come Luigi Nacci, Lello Voce, Gabriele Stera, ed esperienze come quella di Max Collini (Spartiti, Offlaga Disco Pax), Pierpaolo Capovilla e Massimo Volume.

di Alice Bassi

C’era una volta il Golfo dei Poeti. Da Shelley a Byron, da Lawrence a Mantegazza, da Giudici a Bertolucci, per secoli qui si è amata la poesia. L’abbiamo letta, divulgata. Ne siamo stati la culla. Poi, con il crollo del numero di lettori, abbiamo rischiato di esserne la tomba. Per fortuna, però, non è successo. Grazie ai Mitilanti, cinque spezzini doc, ragazzi tirati su a muscoli e tuffi dagli scogli, che nel 2015 hanno deciso di chiudersi in una mansarda del borgo di San Venerio, affacciata sulla centrale elettrica a gas e carbone Eugenio Montale, e di mettersi a fare la rivoluzione. Una rivoluzione di penne e non di spade, di versi e non di grida di battaglia. Anche se le battaglie c’entrano.

Non immaginate come?

Facciamo un salto indietro nel tempo. Anno 1984: un operaio di cantiere di Chicago, che di giorno si spaccava la schiena trasportando sacchi di mattoni e la notte sedeva alla luce di una lampada da scrivania componendo poesie, prende la sua decisione. Si reca in un lounge bar della città, sale sul palco e inizia a leggere. Versi suoi, versi di altri. Dapprima le persone non ascoltano, poi iniziano a prestargli attenzione. Così, lui ritorna anche la sera successiva, e quella dopo ancora. Dal limitarsi a leggere poesie, passa a invitare altri a farlo. Poi li sfida a comporle lì per lì, come in una battaglia di rap, sotto i faretti stroboscopici, sui giri di swing in sottofondo di qualche pianista jazz. L’odore è quello del gin. Il bar è il Get Me High Lounge. Poi, il Green Mill Cocktail Lounge, due anni più tardi.

L’operaio si chiamava Marc Smith, e non aveva idea di essersi appena inventato il poetry slam.

Il primo avvenne proprio al Green Mill, il 20 luglio 1986. Un pugno di minuti a testa, parole a raffica, applausi e fischi in sottofondo come applausometro. Era la nascita di un nuovo modo di fare poesia, uno che veniva dal basso, dalla strada, dalla voglia di spaccare il mondo, ma di farlo con amore, sparando endecasillabi invece di proiettili. Il format prese subito piede, specialmente negli ambienti popolari, come un incendio in una foresta di foglie secche. Da Chicago arrivò a New York, a San Francisco, a Minneapolis. E poi oltreoceano. Germania, Paesi Bassi, Gran Bretagna. E, finalmente, in Italia.

Il primo poetry slam ebbe luogo al festival Romapoesia, nel 2001, per opera del performer Lello Voce, fondatore della rivista Baldus e del Gruppo ’93. Lo stesso Lello Voce che organizzerà, l’anno successivo, durante Big Torino 2002 al Museo nazionale del cinema nella Mole Antonelliana, uno Slam Internazionale in cinque lingue diverse. E lo stesso, anche, che scriverà, nel 2016, la prefazione al primo libro – Mitilanti Vol. 01 – di un giovane gruppo spezzino che non dovrebbe suonarvi nuovo.

Cinque componenti: Andrea Bonomi, Andrea Fabiani, Filippo Lubrano, Alfonso Pierro e Francesco Terzago. Uno scopo: dare la possibilità, a un pubblico non specialista, di coltivare l’amore per la poesia. E quindi nei poetry slam, nei reading, negli open mic; negli eventi con la cittadinanza aperti a tutti, col profumo dei muscoli del golfo nelle narici a partire dal nome, come nel caso dell’iniziativa Senti che muscoli SP!, in collaborazione con l’Origami House della Spezia. Una serata sensazionale, che ha riunito nella stessa stanza qualcosa come cinquanta persone, decina più decina meno, tutte infiammate dalla stessa voglia di fare di nuovo poesia. Di riportarla in vita, perché, come recita lo slogan dei Mitilanti, “questo è ancora un Golfo per poeti”.

Un successo facile da presagire: già nel 2017, il quintetto spezzino aveva realizzato Mitilanza #1 – gli spazi mobili della poesia, una due giorni di tavole rotonde e reading che aveva catalizzato alla Spezia oltre cento poeti e intellettuali italiani da tutt’Europa, tra i quali: Erminio Risso, Tommaso Ottonieri, Marcello Frixione e Ivan Tresoldi.

Per non parlare di Palamiti ed Erpici, due rassegne di poesia performativa che erano riuscite a coinvolgere non solo la città, ma anche i borghi della Val di Vara, nell’entroterra più aspro e lontano dal centro chiassoso e pelagico della cittadina ligure. O delle numerose iniziative e degli spettacoli “di ordinaria mitilanza”, presentati nei maggiori Festival nazionali e internazionali di poesia, scrittura e poetry slam.

E musica. Sì, perché fare poesia è magnifico, ma infrangere i confini libreschi della scrittura in versi, anche se ciò può significare ibridazione con musica, video, immagini – quello è divino.

È estate, ed è il 2018, quando i Mitilanti tornano a rinchiudersi in quella mansarda. Passa luglio, poi agosto. In autunno, dopo mesi di forsennata scrittura e registrazione di ambience sound, dalla centrale elettrica Eugenio Montale sale su una nube che è come una fumata bianca. I Mitilanti escono, e tra le mani stringono il loro primo EP, il primo esperimento in assoluto di poesia sonorizzata su musica elettronica: “Casa dentro”, creato in collaborazione con il musicista Michele Mascis. Un repertorio di registrazioni ambientali, di suoni della natura, della periferia, di passi che smuovono la ghiaia: tutto fa parte del viatico. Oralità, una manciata di fogli, nessun leggio. Un libro da ascoltare nato in un territorio malconcio, quello della Spezia, ma che, proprio per questo, ha tanto da raccontare e da far raccontare.

Perché la poesia non ha un solo padrone. Appartiene a chiunque voglia scriverla. Anzi, recitarla. Ma presto, in dieci, cinque, tre minuti. Appena il tempo di uno slam. Il tempo di afferrare il microfono, inspirare l’aria del Golfo e lasciarsi andare.

 

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Questo è il video del singolo “Non c’è più degenza”:

https://www.youtube.com/watch?v=lPBuLAkMeQM&t=35s