I Musei alla prova della sostenibilità

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A seguito dell’emergenza provocata dalla pandemia, è sempre più necessario guardare a una ripartenza di tutti i settori rivolta alla sostenibilità. Anche i musei, di qualsiasi tipologia, hanno un ruolo da svolgere nel percorso verso la realizzazione di un futuro sostenibile. Nell’adattare spazi, funzioni e attività per la riapertura, è quindi fondamentale che i musei non perdano l’attenzione sui criteri di sviluppo sostenibile definiti dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, con i quali devono ancora confrontarsi in maniera sistematica.
Il libro Musei per la sostenibilità integrata, scritto da Michela Rota per Editrice Bibliografica, nell’ambito della collana Geografie Culturali diretta da Luca Dal Pozzolo, si propone di aumentare la consapevolezza e la dotazione di strumenti professionali in questo ambito, offrendo supporto ai direttori e agli operatori museali coinvolti in questa fase di trasformazione.
L’autrice, Michela Rota, è architetto, PhD in Beni Culturali. Esperta di sostenibilità e musei, progettazione architettonica, advisory e museografia, è membro dell’ICOM (International Council of Museums) Working Group on Sustainability e coordinatrice del Comitato ICOM Piemonte e Valle D’Aosta. Ha svolto attività di ricerca e scritto pubblicazioni scientifiche e progetti – sempre orientati alla sostenibilità – per il settore privato e strategici per la valorizzazione per musei e beni culturali.
Per gentile concessione dell’editore, pubblichiamo l’introduzione al libro, di Michele Lanziger, direttore del MUSE Museo delle Scienze di Trento.

 

di Michele Lanziger

A livello nazionale e internazionale i musei hanno vissuto una crescita numerica impressionante. I dati di ICOM ci dicono che nei Paesi occidentali il 75% dei musei non esisteva cinquant’anni fa e che in Italia l’84% dei musei sono stati fondati dopo il 1960. In Cina ne nascono circa 290 ogni anno. Ma quale è il rapporto di questi nuovi musei con un mondo che anch’esso sta cambiando con incredibile velocità? Quale la capacità dei musei di ritagliare un loro ruolo significativo con la contemporaneità e il suo sviluppo?

Ragionare sul ruolo dei musei verso il futuro sembra porsi in stridente contraddizione con la loro funzione di luoghi dove si studia e si conserva il passato. Ma si tratta, appunto, di una attribuzione oramai da relegare al passato, mentre il loro compito di futuro sta emergendo con sempre maggiore forza. Lo è semplicemente per una ragione epistemologica: benché attribuita a portatori di segno come possono essere i manufatti, le testimonianze e le opere d’arte del passato, il fare cultura è il risultato di un atto di interpretazione che è fondamentalmente un agire contemporaneo in divenire. A ben vedere anche una suite di J.S. Bach, quando eseguita è il risultato di un’interpretazione. E se è interpretata e quindi portata a nuova luce (o sonorità in questo caso) è necessariamente inserita in una logica di futuro.

Che questo non sia un puro esercizio di stile ma possa far parte del nuovo modo di guardare ai musei lo si coglie nell’osservare come il concetto stesso di patrimonio culturale sia ora letto secondo questa declinazione. A questo proposito si guardi alla Conferenza Generale ICOM 2019 di Kyoto, dove il sottotitolo “Il futuro della tradizione” mette chiaramente in rapporto il patrimonio, così come lo concepiamo, con il nostro divenire, così come lo interpretiamo vivendolo. Fare cultura diviene quindi l’atto di consegnare la nostra interpretazione del patrimonio – qui ed ora – alla tradizione. In altre parole, è il nostro interpretare, ovvero il nostro fare cultura, che corrisponde al nostro futuro in divenire, che diviene esso stesso soggetto di tradizione. Futuro come materia da museo. Forse strano ma, non c’è dubbio, davvero stimolante!

Non a caso a Kyoto si discute anche di definizione di museo. Nella sua oramai “tradizionale” definizione del 2007, ICOM vede il museo strettamente ancorato alla funzione di luogo di conservazione dei patrimoni culturali materiali e immateriali, per scopi di studio, educazione e diletto. Rimaniamo su questo aspetto, quello della conservazione. Quanto il museo può andare oltre e passare dall’essere “lodevole e carino” a divenire “rilevante” e partecipare a pieno titolo alla costruzione di nuove visioni e incidere materialmente sui problemi e sulle grandi domande della società contemporanea e divenire a tutti gli effetti un agente di sviluppo? I segnali in arrivo sono molti e questo ottimo lavoro di Michela Rota nel suo I musei per la sostenibilità integrata ne traccia una mappa molto articolata.

Nel suo analizzare le diverse declinazioni del concetto di sostenibilità e di sviluppo sostenibile, emerge chiaramente quanto l’azione dei musei possa inserirsi perfettamente in un processo di promozione del concetto di cittadinanza globale e delle sue relative buone pratiche. Un museo da intendersi innanzitutto quale ambiente amichevole, aperto e accessibile, dove sviluppare la curiosità, il piacere della scoperta, il pensiero critico, così come un luogo dove sviluppare il senso di responsabilità e di consapevolezza del rapporto tra il globale e la dimensione locale dell’agire con responsabilità partecipata. La conoscenza e le esperienze culturali divengono quindi i fattori abilitanti fondamentali per la comprensione e per l’attenzione a favore di un mondo sostenibile che, e nel testo è ben precisato, supera la sua tradizionale accezione di sostenibilità ambientale, economica e sociale, per ricomprendere a pieno titolo quella relativa a un mondo più equo e inclusivo ai sensi degli Obiettivi 2030 dello Sviluppo sostenibile promossi nel 2015 dalle Nazioni Unite. Ottima premessa: i musei possono funzionare da luoghi sentinella e sono nella posizione di proporre un’immagine di futuro desiderabile, che è il primo passo, a ben vedere, verso la sua realizzazione.

Si tratta certamente di un nuovo ruolo per il museo che da distaccato osservatore e sapiente commentatore si evolve in luogo di partecipazione e di costruzione di conoscenza e consapevolezza. Divenire pertanto un soggetto attivo all’interno della propria comunità di riferimento con la quale lavorare, analizzare e comprendere i problemi e cercare soluzioni efficaci. In questa direzione, da una pretesa di neutralità che aveva caratterizzato il modo di intendere la cultura praticata dai musei, al museo è oggi richiesto almeno di svolgere una funzione di advocacy proponendosi come luogo di dialogo riflessivo sui temi di cui il museo stesso ha competenza. Un percorso che, alla luce dell’urgenza di passare a una fase di reazione, ai sensi di quanto ci dicono le scienze per il futuro sostenibile, tocca nel vivo il modo stesso di intendere l’istituzione museale. È tempo di abbandonare questa sorta di “sublime immobilismo” che, a fronte delle sfide di un mondo in perenne trasformazione e crisi, rischia di assumere i caratteri di una non giustificabile “immoralità dell’inazione”.

Ora tuttavia, e i temi della sostenibilità lo impongono, si tratta di andare oltre lo stesso concetto di museo partecipativo e passare a quello del museo attivista. Lo spirito che sostiene questa trasformazione è il seguente: se questo è il problema con il quale ci stiamo confrontando e questo è il modo di affrontarlo – vale a dire i temi dello sviluppo sostenibile – è ora di agire e il museo stesso non può sottrarsi a impegnarsi come soggetto attivo. Il concetto stesso di partecipazione civica, come nell’esempio della Citizen Science ampiamente praticata dai musei scientifici, richiede come necessari degli scenari di attivismo per i musei, e anche da parte dei professionisti dei musei si tratta ora di adottare un’attitudine a promuovere le azioni di partecipazione e di azioni praticate in una logica di progettazione, di co-progettazione e di realizzazione operativa. Non si tratta di ricusare i processi partecipativi già praticati dai musei, i musei devono continuare a cogliere con empatia le verità multiple che emergono nel loro rapporto di mediazione e partecipazione, le storie e le diverse modalità di accesso alla conoscenza che emergono come carattere emergente delle diverse comunità con le quali il museo è impegnato a interagire e infine preservare un atteggiamento forse vetusto, quello della filantropia, se si crede che l’accesso alla cultura appartenga a pieno titolo alla categoria del benessere dei cittadini. Tutto ciò premesso, è tuttavia ora di portare a compimento il ciclo della conoscenza, apprezzamento e consapevolezza, per includere a pieno titolo tra i compiti dei musei anche la partecipazione alle attività che contraddistinguono l’azione locale – operativamente praticata – a favore dello sviluppo sostenibile.

Declinato in chiari capitoli che affrontano i rapporti con il pubblico e con le comunità di riferimento, le relazioni con i contesti urbani e del territorio, l’organizzazione del museo per poi concentrarsi sullo specifico dell’edificio museale con le sue collezioni e gli allestimenti, I musei per la sostenibilità integrata di Michela Rota è un ampio e completo testo di riferimento che nel rintracciare alle fonti le ragioni della urgente attenzione ai temi della sostenibilità, ne traccia una chiarissima linea di applicabilità.

 

 

I Musei alla prova della sostenibilità

Michela Rota

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Michela Rota, Musei per la sostenibilità integrata, pag. 288, Collana Geografie Culturali, Editrice Bibliografica, 2019.