“A mano libera”, un piccolo successo alimentare racconta un grande processo culturale.

Riccardo

I protagonisti di questa storia sono quattro. Un prete di trincea che da anni lotta per veder realizzata la sua idea, un’importante azienda che ha scelto di diventare etica, un gruppo di detenuti o di persone che hanno scontato la loro pena e che hanno voglia di riconquistare il proprio futuro e uno Stato che non fa mancare la sua assenza.

Il protagonista principale è Don Riccardo Agresti, della diocesi di Andria, nel nord Barese, che affiancato da Don Vincenzo Giannelli, ha dato cuore e vita al progetto San Vittore Masseria senza sbarre.

Un progetto che, promuovendo la necessità di misure di detenzione alternativa al carcere, visto anche i recenti dati di sovraffollamento delle strutture, prevede un sistema complesso di ospitalità e laboratori carcerari che vogliono trasformare la pena in un momento di recupero e crescita interiore. Unica garanzia della non reiterazione dei reati. Fenomeno che il carcere invece continua ad alimentare.

Il tema è oltre modo attuale, alcuni magistrati come Marcello Bortolato, presidente del Tribunale di sorveglianza di Firenze o il procuratore Giannicola Sinisi, Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Bari, hanno scritto due pubblicazioni sull’argomento.

Il primo, edito da Laterza e intitolato “Vendetta pubblica” è scritto a quattro mani con il giornalista Edoardo Vigna. Il libro vuole analizzare la complessa situazione del sovraffollamento carcerario e sulla mala gestione delle esigenze correzionali che propongono un modello ottocentesco di detenzione, dove la pena da scontare è vista come un castigo e non come un percorso di recupero e rieducazione. E fare anche riflettere sui dati che dicono che la maggioranza della popolazione carceraria in Italia, composta da circa 60.000 detenuti, è detenuta per aver commesso reati di lieve entità.

Su questo tema la stessa Masseria senza sbarre, in qualità di editore, ha pubblicato il libro di Giannicola Sinisi. In “Senza sbarre”, anche Don Riccardo Agresti ha denunciato come la funzione dello stato venisse a mancare trasformando il principio fondante della pena, ovvero il recupero del soggetto sottoposto a misura restrittiva, in una sorta di parcheggio per condannati a lungo termine, oltretutto pagato dai contribuenti. La nostra Carta Costituente prevede un recupero del condannato e non la sua lungodegenza in strutture così inadeguate che se vi si entra per reati lievi si rischia di uscirne addirittura pronti a commetterne di più gravi.

Riccardo

Don Riccardo Agresti

In questo contesto, e con la consapevolezza di voler dare il proprio apporto e certamente un esempio, Don Riccardo cerca di portare a termine il suo progetto d’amore per il prossimo. L’inizio del suo percorso nasce in un territorio che in anni passati era consegnato storicamente alla malavita. Piuttosto che subire, stare al gioco della malavita od osteggiarla, Don Riccardo ha reagito con l’accoglienza. La sua è stata una scelta coraggiosa. Abbracciare chi si era perso. La sua idea nasce dall’analisi di alcuni dati e da un progetto: se ogni parrocchia decidesse di accogliere un condannato in via definitiva, avremmo risolto il problema del sovraffollamento carcerario.

Nasce così il progetto “Senza sbarre”. Siamo nel 2002, all’epoca la Masseria dava solo un tetto e un’accoglienza a chi poteva fare un percorso di recupero alternativo al carcere. Passano gli anni e oggi quella stessa struttura, non solo dà ospitalità a detenuti con pene più o meno severe, ma realmente permette di realizzare un processo di recupero vero, sostituendosi a uno stato latitante. I laboratori carcerari che si svolgono nella struttura riguardano la produzione di pasta fresca e prodotti da forno. A questo si aggiungono i prodotti dell’orto, frutta fresca e secca e anche ottimo olio EVO, visto che la Masseria sorge in pieno territorio di Castel del Monte, ad Andria, in una terra particolarmente vocata a questa produzione.

“A mano libera”, un piccolo successo alimentare racconta un grande processo culturale.

Oggi la cooperativa “A mano libera”, che si occupa della produzione dei prodotti da forno, raggiunge un suo piccolo grande successo. I prodotti dei ragazzi di Don Riccardo hanno risvegliato l’attenzione di uno dei più grandi gruppi della grande distribuzione organizzata. Stiamo parlando della Megamark che nell’ambito del concorso “progetti solidali” ha deciso di inserire nei supermercati gestiti dalla stessa azienda i prodotti da forno della Masseria senza sbarre.

Per ora si parte con una linea di taralli in tre gusti differenti, tradizionali al finocchio, al pomodoro secco e al primitivo di manduria. I taralli sono realizzati dagli ospiti della Masseria sotto la guida di un tutor d’eccezione, Domenico Tarantini, a capo del tarallificio “tesori d’Apulia” che ha guidato i ragazzi nella produzione al fine di raggiungere un prodotto di eccellenza. I taralli “A mano libera” saranno disponibili da metà ottobre sugli scaffali dei supermercati DOK, FAMILA, A&O e IPERFAMILA.

“A mano libera”, un piccolo successo alimentare racconta un grande processo culturale.

Non è il primo esperimento etico fatto dal Gruppo Megamark che ha già messo in distribuzione i prodotti legati a “Iamme – Liberi di scegliere”, un progetto che mette al centro il rispetto dei diritti dei lavoratori. Nato con la vendita di pomodori raccolti in aziende che garantiscono una filiera etica che contrasta il fenomeno del caporalato, il progetto si è poi esteso a tanti altri prodotti dell’orto.

Con queste due iniziative la Megamark si conquista il termine di azienda etica che cerca di fare business sostenibile.

“Da diversi anni sosteniamo nei nostri punti vendita iniziative di questo genere – ha spiegato Giovanni Pomarico, presidente del Gruppo –, perché crediamo fortemente nel valore di percorsi finalizzati a dare un’opportunità e una fonte di sostegno a chi, a causa di uno sbaglio commesso, ha la vita segnata da un percorso carcerario. Questi taralli rappresentano una opportunità per tutti, un segno di speranza per i ragazzi che li produrranno e un gesto di amore e solidarietà per chi li acquisterà”.

 

Le fotografie sono di Alessandro Dobici.