L’ente comunale di lettura. Conversando con una libraia creativa

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Monica Maggi ha sessantadue anni, è una donna minuta, lo sguardo vivo dietro un paio di occhialoni tondi dalla montatura importante. Sposata con un uomo che non sa più dove stipare in casa migliaia di libri (“in garage non ce n’entrano più”). Lei sembra avere l’energia e la vitalità di un’atleta ventenne; l’acume e l’inventiva di una provetta giocatrice di scacchi. Monica Maggi è una libraia molto creativa. Ha inventato una formula di distribuzione senza precedenti. Ha aperto un chiosco al mercato rionale di uno dei quartieri più popolari di Roma, il Tufello, dove è ancora vivo il ricordo di Gigi Proietti, che qui è cresciuto.

Se anni fa nei mercati c’erano i banchi alimentari dell’Ente Comunale di consumo, nati nel dopo guerra come calmiere che tenesse a bada i prezzi, Monica Maggi ha inventato il banco di quello che si potrebbe definire “ente comunale di lettura”. Grazie allo spazio datole in gestione gratuita dal responsabile dei mercati del III Municipio, con il favore della giunta guidata da Giovanni Caudo, giunta nella quale siede come assessore alla cultura Christian Raimo, Monica ha inventato una formula che supera la stessa idea del “book-crossing”, cioè lo scambio dei libri. Lei i libri li sceglie, li consiglia, ne parla e li regala.

-Vengono a curiosare, vanno via con un libro. Poi tornano a parlarmi di quello che hanno letto, svelano i loro interessi, ciò che piace e piacerebbe loro leggere, e allora io cerco quello che penso vada bene -mi dice. E aggiunge: -È bello vederli mettere i libri tra le buste della spesa, fare della lettura un gesto normale, come di tutti i giorni. Non è vero che la gente non legge. Se sanno dove trovare i libri, li prendono, li leggono.

-Chi sono? le chiedo.
-Soprattutto donne, di tutte le età. Anche giovani. Mamme con i bambini che chiedono fumetti o libri illustrati. E uomini adulti e anziani. Ragazze. I ragazzi pochi, ma credo dipenda dal fatto che i ragazzi non vanno a fare la spesa. Anche i titolari delle bancarelle vicine spesso vengono a chiedere un libro.

-È come aver ridato vita all’idea che il mercato sia un luogo d’incontro di persone che si sentono parte di una comunità, le dico.
-Esattamente quello che mi ha detto Giovanni Caudo, quando è venuto a trovarmi, sembrava in incognito, dietro la mascherina, mischiato tra la gente che si aggirava attorno al chiosco dei libri, dice Monica.

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A partire dal mercato del Tufello, Covid permettendo, Monica Maggi sta progettando di aprire un chiosco di lettura anche negli altri cinque mercati del III Municipio, che conta oltre 200 mila residenti.

-Quanti libri hai distribuito finora?
-Alcune migliaia.

-E come sei organizzata?
-Abbiamo fondato un’associazione culturale, Libra. Siamo riconosciuti dall’UNESCO e abbiamo il sostegno delle Biblioteche di Roma. Queste attività di diffusione dei libri sono parte integrata di “Pagine viaggianti”, un progetto che ci vede impegnati nella diffusione della lettura.

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-Come fate ad avere i libri che poi distribuite gratuitamente?
-Li salviamo dal macero. Li andiamo a prendere dove ci chiamano. Recentemente una collezione di volumi di Mauro Ferri, ex presidente della Corte Costituzionale e una donazione di Dacia Maraini, con il fattivo aiuto dell’assessore alla cultura, li abbiamo consegnati al Comune di Sacrofano, che sta per aprire una biblioteca comunale. È stato emozionante: siamo stati ricevuti nella sala consigliare, la sindaca si era messa la fascia tricolore, perché fosse solenne che le due donazioni rappresentassero idealmente la posa della prima pietra della nuova biblioteca pubblica del Comune.

-Dunque, prendete libri da chi se ne disfa, e li ridistribuite a chi ha voglia di leggerli.
-Sì, è proprio così. Oltre al mercato del Tufello, abbiamo due bancarelle nei giorni di mercato a Riano, un paese dell’area metropolitana a nord di Roma, lungo la via Flaminia. Succede spesso che ci portino libri che non vogliono buttare, ma che non trovano più spazio nelle loro case.

-Una specie di “economia circolare della lettura”, dico, quasi per scherzo.

-In effetti – dice Monica Maggi – in questo modo si riscopre il rapporto tra libraio e lettore. È un rapporto intimo, fatto di pensieri appresi dai libri e di desideri di conoscenza da soddisfare. I libri sono come le persone, e le persone sono come i libri: quando si aprono, bisogna saperle sfogliare, consultare, leggerle. Parlare con le persone per capire cosa piacerebbe loro leggere è proprio come leggere le storie che i libri poi raccontano loro.

-Claudio Magris dice che tutti i libri sono importanti, anche quelli brutti, le faccio notare.
-Però, mi è successo recentemente che mi sia stato riportato indietro un libro di un noto giornalista televisivo che li sforna tutti gli anni per Natale, perché non piaceva a chi lo aveva preso. Gliene ho dovuto cercare un altro. La cosa mi ha dato una certa soddisfazione: il senso critico di un lettore ha sempre la mia simpatia.

-Monica, mi hai detto che scrivi poesie, le dico all’improvviso.
-Sì, amo la poesia, la cerco, la scrivo. Organizzo anche “maratone di poesia” sui social, cui partecipano molte persone.

-Umberto Galimberti scrive che secondo Heidegger “fare poesia è fare opera di verità, è svelare, è portare qualcosa alla luce”. Mi pare che sia quello che fai con i libri: porti alla luce il desiderio di leggere.

-Mi dò da fare, ci diamo da fare. La diffusione della lettura apre non solo molte menti, ma anche molte porte a nuove idee, per dare vita a progetti. Per esempio, stiamo per inaugurare un corso di italiano per adulti stranieri a Riano, e più in generale facciamo formazione ai docenti sulle tematiche del bullismo, per riuscire a individuare in tempo sintomi di quella rabbia che ne è l’origine. Prevenire è meglio che punire.

-Hai mai pensato di aprire una libreria?
-L’ho avuta per qualche anno. Ma ho dovuto chiudere. Non era economicamente sostenibile. Ormai le mie figlie erano diventate grandi, allora, mi sono messa a fare la giornalista free lance. E poi mi è venuto in mente di fondare l’associazione e creare il progetto “Pagine viaggianti”. Amo leggere e vedere che tante persone hanno ripreso i libri in mano mi riempie di energie.

-Dunque, non è vero che la “gente non legge”, le dico.

-La gente legge quello che le interessa. Ma bisogna che quando esce di casa incontri facilmente occasioni in cui poter prendere in mano un libro, sfogliarlo, soffermarsi su un brano. C’è sempre un libro che può interessare, e riaccendere la voglia di saperne di più. Della vita, delle cose, del mondo che ci circonda.

Alla fine di questa conversazione con Monica Maggi, libraia appassionata dei libri come oggetti di scambio di esperienze umane, mi viene in mente “La cultura degli europei” di Donald Sassoon (BUR, 2011), il quale a conclusione dell’introduzione del suo monumentale lavoro, scrive: “Gli oggetti culturali, il processo creativo a loro sotteso, la loro vendita, la loro fruizione, il loro commercio servono a molteplici scopi: hanno un valore simbolico, definiscono le identità, recano prestigio e fama, danno lavoro, informano e intrattengono. Soprattutto ci aiutano a passare il tempo. Il fatto di profondere tali sforzi alla ricerca di qualcosa che sembra di così scarsa importanza – se paragonati a questioni rilevanti come la guerra e la pace, la lotta contro le malattie, la ricerca di cibo e di un riparo – è il tratto distintivo della civiltà umana.”
Dunque, questa donna minuta ma tenace, che salva e ridistribuisce i libri, sta facendo bene una parte di quel tratto distintivo di cui parla Sassoon.