Quei librai di terza generazione. Conversando con Barbara e Francesco della Libreria Rotondi di Roma

Rotondi

Che vuol dire essere un libraio oggi? Lo chiedo a Francesco Dante, che insieme a sua cugina Barbara, gestisce la Libreria Rotondi, al civico 82 della famosa via Merulana, la strada di “quer pasticciaccio brutto” di Carlo Emilio Gadda. La via che congiunge San Giovanni in Laterano con Santa Maria Maggiore, due delle sei basiliche papali di Roma; la via in cui affaccia il mitico Teatro Brancaccio, dove un murale ricorda Gigi Proietti, che ne fu direttore artistico; la strada che divide il Colle Oppio, che sovrasta il Colosseo, dalla famosa piazza Vittorio, che sarebbe Vittorio Emanuele II, ma i romani abbreviano, non c’hanno mica tempo da perdere. Qui inizia la mia conversazione con i librai di terza generazione.

– Una volta c’erano pochi libri e molto lettori, – dice Francesco Dante. – Oggi è il contrario, troppi libri, meno lettori. E un lettore va aiutato a districarsi nelle mangrovie del marketing editoriale, va ascoltato, consigliato. Essere un libraio è come sentirsi Virgilio che accompagna Dante nel viaggio della conoscenza.

– Te ne approfitti perché ti chiami Dante, – gli dico a bruciapelo. E Barbara e Francesco scoppiano a ridere. Il fatto è che gli ottanta anni della Libreria Rotondi, oggi gestita dai cugini Dante, coincidono con i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri. Ma il mio è solo un calambour, per animare la conversazione e rendere loro più agevole il parlare di se stessi.

Chiedo a Barbara: – Che cos’è una libreria, oggi, ai tempi del digitale, attraverso il quale ormai libri si possono scaricare su un dispositivo elettronico o farseli portare a casa attraverso l’e-commerce?

– La nostra formula – dice Barbara – è essere specializzati in volumi di pregio, ma non di antiquariato, anche se abbiamo volumi preziosi. Non siamo una libreria generalista, il negozio è organizzato per aree tematiche, con titoli importanti, spesso edizioni pregiate, fuori catalogo, che offriamo al pubblico in un ambiente caldo, intimo, confortevole, dove aleggia la sensazione del bello.

– Una formula magica, – dico io che amo molto questo luogo in cui regna armonia e anche i rumori esterni sembrano abbassare i toni al suono della musica classica di sottofondo.

– Ci piace molto l’idea di un luogo caratterizzato dalla magia della conoscenza, come un appartarsi dalla frenesia, dal frastuono e dal vociare della vita esterna che scorre magmatica lungo via Merulana. Chi entra qui trova momenti di intimità fra i propri interessi, le proprie curiosità, e può passare un lasso di tempo da dedicarsi, come se il tempo riprendesse il suo giusto scorrere, placato, pacato, appagante.

È vero. Una sensazione tangibile in queste stanze foderate di scaffali, dà l’idea che ognuno può portarsela a casa, come rimanesse attaccata a un bel libro perché è anche bello, come fosse un oggetto il cui contenuto sia ben custodito dalla forma, come se la magia del luogo ove è stato acquistato continuasse il suo effetto nei momenti che verranno dedicati alla lettura.

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– C’è un pizzico di esoterismo in questa visione del rapporto tra cliente e libreria, che continua tra libro e lettore.

– In effetti – dice Barbara – Amedeo Rotondi, il fondatore, è stato uno studioso di esoterismo. E la cosa gli procurò fastidi da parte della polizia all’epoca del fascismo. Barbara mi dice che venivano ogni tanto gli agenti della famigerata Ovra, la polizia politica fascista, e spesso sequestravano opere ritenute contrarie al regime. Che puntualmente Rotondi poi ritrovava sulle bancarelle di Porta Portese (il celeberrimo mercato delle pulci di Roma) e se le ricomprava.

Racconta Francesco: – Amedeo Rotondi, (il libraio della prima generazione, ndr) era un maestro elementare. Acquistò questa libreria nel 1941 e la gestì insieme alla moglie. Era stato ufficiale del Regio esercito, in congedo, per questo, dopo l’8 settembre del ’43, venne richiamato in servizio dalla Repubblica di Salò. Ma, come tanti altri, egli si rifiutò di aderire, e considerato renitente alla leva dovette nascondersi. Se non che un giorno dovette letteralmente darsi alla fuga per non essere catturato durante un rastrellamento. Rischiava la pena di morte – continua Francesco- , sorte che toccò, infatti, a quarantina di uomini catturati proprio in quelle ore. Ma lui riuscì, rocambolescamente, a dileguarsi. E ha sempre attribuito a questo episodio un valore di premonizione.

– Alla fine della guerra, continua Barbara, trasformò la libreria in un punto di riferimento delle sue teorie, alle quali dedicò molti dei suoi scritti, pubblicati dalla casa editrice “Libreria Rotondi”, ma anche da altri editori, e questo permise che Amedeo Rotondi, con i suoi pseudonimi Vico di Varo e Amadeus Voldben, fosse pubblicato e tradotto in varie lingue. Un’attività intellettuale intensa, tanto che il suo nome compare negli archivi storici come scrittore e filosofo, studioso di tematiche spirituali ed esoteriche.

– Quanto pesa questa lunga storia sulla libreria di oggi? -, chiedo.

– Non è mai stato un peso, ma uno stimolo – dice Francesco. – Pensa che fondò un giornale, “Il Corriere Librario”, che metteva in contatto chi voleva vendere libri con chi cercava quei testi, con tanto di brevi sinossi, un vero e proprio antesignano delle piattaforme di vendita diretta.

Quando Amedeo Rotondi si ammalò, chiese allo zio di Francesco, il padre di Barbara, di prendere le redini della libreria.

– Siamo quindi alla seconda generazione, – dico.

– La seconda generazione, rappresenta la responsabilità di portare avanti un’esperienza che con passione e generosità era stata condotta dal fondatore. Mio padre – dice Barbara -, pur distante dalle tematiche esoteriche, ha affrontato questa avventura, venendo da tutt’altra professione. Tuttavia, facendo leva sulla sua cultura e stimolato dalla voglia di fare di Francesco, all’epoca studente di filosofia, sono riusciti ad ampliare l’offerta, pur rimanendo nell’area della specializzazione in testi sulla spiritualità, sulle religioni, su saggi filosofici, antichi, pregiati, fuori catalogo, mantenendo la continuità senza rinunciare ai cambiamenti. La seconda generazione non ha perso i clienti di Rotondi, anzi ne ha conquistati altri.

– Quando arrivi tu, Barbara, comincia la storia della terza generazione. Quando succede?

– Alla fine del 2019, mio padre si ritira e io subentro, affiancando Francesco. Anch’io facevo tutt’altro mestiere, venivo dal Centro sperimentale di cinematografia di Roma, mi occupavo dei festival del cinema.

– Aspetta un attimo. Mi state dicendo che i primi passi della terza generazione sono avvenuti in piena pandemia?

-Sì, dice Francesco. Siamo stati chiusi subito, nei primi mesi del 2020, come tutti. Poi, poco dopo, fu permesso alle librerie di riaprire, e abbiamo cominciato la terza avventura.

-Un nuovo inizio contro tendenza, – dico – Una libreria indipendente, in epoca digitale, come non bastasse in era pandemica, con il boom dell’e-commerce? Neanche un salmone che risale la cascata riuscirebbe a risalire la corrente con tutti questi ostacoli.

– Non ci siamo spaventati, – dice Francesco. – Abbiamo riaperto e utilizzato il tempo per risistemare le cose secondo la nuova visione della nostra offerta, catalogando i libri che avevamo in magazzino, risistemando gli scaffali, creando reparti specifici, lavorando a rendere questo luogo più confortevole. I clienti ci hanno premiato.

– Il lavoro del libraio, dice Barbara, non si svolge solo durante l’orario di apertura al pubblico. C’è la gestione del catalogo, la ricerca e la selezione dei volumi da offrire ai lettori, le relazioni con enti culturali, pubblici e privati, l’organizzazione delle presentazioni e la partecipazione agli eventi in cui siamo invitati, il contatto coi clienti, anche attraverso i social.

– Cosa è cambiato col tuo ingresso? – le chiedo.

– Oggi, insieme ai libri, offriamo collezioni: ceramiche artistiche, giochi da tavolo di prestigiosa fattura e una deliziosa serie di Kokeshi, le famose bambole giapponesi. Tutte cose che amano stare vicino ai libri, che contribuiscono alla cura del bello Libri belli e cose belle da regalare e regalarsi.

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Quando il nostro incontro si conclude, mi ritrovo a pensare a questo luogo, alla convivenza tra vecchio e nuovo, a riflettere sulla vera e propria commistione tra memoria ed entusiasmo, a quella sana incoscienza del pericolo di una concorrenza fortissima della grande distribuzione libraria e dell’e-commerce. Ma a Roma si dice: “chi non risica non rosica” chi non rischia non vince. E Francesco e Barbara mica sono in via Merulana per caso.

A chi ama i libri e frequenta librerie e biblioteche, non può sfuggire che sì, c’è qualcosa di magico in questa libreria, fondata da un pensatore e guidata oggi da una capace e ostinata terza generazione di librai.