Quei Prati che vogliono essere Patrimonio Universale dell’Umanità

prati

Bisogna capirla la terra, e non è semplice. Prendete un prato, non uno di quelli tutti uguali davanti alle nostre case, quelli tanto per intenderci tanto odiati da Bukowski, e nemmeno una di quelle distese infinite che vediamo ai lati delle tangenziali delle nostre città, che hanno tutte lo stesso colore, lo stesso odore, la stessa coltura oppure il desolante nulla, quello gli agronomi chiamano tristemente deserto agricolo.

Parlo di un vero prato di campagna, uno di quelli che ogni tanto incontrate lungo la strada e che spesso non avete il tempo e nemmeno la voglia di guardare.

Lo sapete voi cos’è davvero un prato? Correrci dentro è il simbolo stesso della felicità, ci dice che non siamo soli, che abbiamo un destino e un futuro comune tutto da scoprire e costruire. C’è la tua vita in quel prato e insieme quella di tantissime piante, fiori, insetti, animali. Il suo rumore è silenzioso, una voce che ti invita al riposo, alla quiete, alla tranquillità.

Noi lì stiamo bene. Il prato con le sue radici ci protegge. Noi siamo figli delle stelle ci hanno detto, io dico che siamo figli della terra.

Emily Dickinson una volta ha scritto che:

“Per fare un prato occorrono un trifoglio e un’ape,

Un trifoglio e un’ape,

E immaginazione.

L’immaginazione da sola basterà,

Se le api sono poche”.

Poi un giorno ho scoperto i Prati Stabili della Valle del Mincio che da quelle parti, in provincia di Mantova, hanno deciso di candidare a Patrimonio Mondiale Culturale e Naturale dell’Unesco.

E così ho scoperto la terra come dovrebbe essere.

Un perfetto atto di simbiosi e rigenerazione che unisce l’uomo, gli animali, la natura. La risposta perfetta alla domanda di sostenibilità ambientale, economica, sociale e nutrizionale.

Un paesaggio che risponde agli obiettivi dell’agenda di Parigi, alle istanze del Green Deal, al progetto Farm to Fork, ai pacchetti di sviluppo dell’economia circolare varati dalla Commissione Europea.

I Prati Stabili rispondono a tutto quello che chiediamo oggi al processo di transizione ecologica per un futuro davvero sostenibile, responsabile, consapevole e a misura d’uomo. Un patrimonio di valori materiali e immateriali che si nutre di rispetto, tradizioni e guarda con ottimismo ai processi di innovazione al servizio del benessere degli animali e degli uomini.

La sostenibilità, lo sappiamo bene, presenta dei dilemmi, impone delle scelte, e spesso sono scelte difficili. In questa Valle invece sono tutti d’accordo. La terra come deve essere ha i suoi custodi, donne e uomini che del suo rispetto hanno fatto la loro vita, il loro lavoro, la loro ricchezza. “La terra ha una pelle, e questa pelle ha delle malattie. Una di queste malattie si chiama ‘uomo’”, ha scritto Nietzsche. Ma non da queste parti. Qua la terra è madre, e se fai male alla terra ferisci anche i tuoi figli. La terra è la tua famiglia.

Basterebbe questo.

Ma perché sono unici i Prati Stabili e perché sono un patrimonio per l’Umanità?

Grandi campi agricoli naturali costituiti da diverse specie di erbe che crescono in modo spontaneo e per propagazione, senza l’intervento dell’uomo. Un paesaggio antico, inviolato, protetto, rispettato, conservato.

Una vera cassaforte di biodiversità. Nei Prati Stabili possono vivere e convivere fino a 400 specie tra flora e fauna, in un ecosistema perfettamente in equilibrio dotato di una straordinaria resilienza capace di combattere anche la crisi climatica.

Sono così da secoli, la loro irrigazione viene ancora oggi definita da antichi protocolli del tempo dei Gonzaga, il fieno alimenta le vacche da latte della filiera del Grana Padano Dop, l’habitat è già stato già definito dalla Comunità Europea “di interesse comunitario”.

Farli diventare Patrimonio Universale significa offrire un riconoscimento identitario al rapporto perfetto tra uomo e natura, capace di unire una comunità, il paesaggio e una vocazione produttiva attorno ai valori della terra, della coltivazione, dell’allevamento, della produzione, dell’accoglienza.

Il Prato Stabile fissa a terra la CO2 ed è in grado di immagazzinare carbonio nel suolo nella misura del 25% in più rispetto ad un seminativo convenzionale. Il suo foraggio, bilanciato e completo per la varietà di erbe che lo compongono offre al latte quelle particolari caratteristiche organolettiche che contribuiscono a definire il profilo sensoriale e nutrizionale unico della produzione casearia tipica del territorio che può guardare con fiducia al futuro perché rispetta l’ambiente, il benessere animale, la salute del consumatore e la sostenibilità economica, sociale e ambientale del produttore.

San Francesco chiedeva sempre di lasciare una parte dell’orto del convento non coltivata, incolta, perché vi crescessero naturalmente le erbe selvatiche, in modo che quanti le avrebbero ammirate potessero elevare il pensiero a Dio, autore di tanta bellezza.

Il Prato Stabile è un miracolo. E i miracoli, quando sono veri, sono davvero un Patrimonio Universale dell’Umanità.