Il tempo degli alberi

Il tempo degli alberi

Sono veri monumenti della bellezza che meritano più di ogni altro la nostra cura, soprattutto quando arriva Natale. Gli alberi monumentali d’Italia hanno superato la soglia dei quattromila esemplari riconosciuti dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali. Un panorama di cultura, tradizione e storia che ci fa riscoprire l’incredibile varietà e fragilità del nostro ecosistema. Li raccontiamo in questo articolo tratto dal numero di Ottobre/Novembre/Dicembre 2022 di VéGé per voi, magazine del Gruppo VéGé diretto da Paolo Marcesini.

Rappresentano un patrimonio da tutelare e valorizzare, con esemplari che si contraddistinguono per caratteristiche uniche. Che vanno dall’elevato valore biologico ed ecologico per età, dimensioni e morfologia alla rarità della specie. Dall’habitat unico che offrono ad alcune specie animali all’importanza storica, culturale e religiosa che rivestono sul territorio, fino alla capacità di caratterizzare il paesaggio, sia in termini estetici che identitari. Stiamo parlando degli alberi monumentali, piante resistenti ai cambiamenti e molto longeve, esemplari che spesso diventano delle vere e proprie attrazioni turistiche sul territorio, di fronte alle quali possiamo avvertire tutta la maestosità della natura e l’intensità dell’esperienza umana. Esseri viventi a cui Pino Petruzzelli ha dedicato il suo ultimo spettacolo La via degli alberi: “Ho viaggiato dal Nord al Sud d’Italia ascoltando la voce degli alberi incontrati sulla via. Mi sussurravano di loro, di me e di una trama che andava ritessuta”.

Una trama che ogni anno viene raccolta e schedata anche dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali che stila un elenco degli alberi monumentali, ormai giunto a oltre quattromila esemplari in tutto il Paese. Tra le nuove iscrizioni di quest’anno, spiccano i cedri, le querce, i platani e i faggi, mentre fanno la loro prima comparsa nell’elenco alcune specie come l’acero palmato rosso, la camelia e l’anagiride.

L’elenco è frutto di un’intensa attività di catalogazione realizzata in modo coordinato e sinergico da Ministero, Regioni e Province autonome e Comuni. Un aggiornamento costante, regione per regione, che quest’anno ha visto la Sardegna come il territorio che detiene il più alto numero di alberi monumentali in Italia, il 10% del totale censito nello Stivale. Tra i 401 nuovi arrivati, ve ne sono di molto grandi come il castagno del Maso Maggner a Renon (Bolzano), con una pancia di 862 cm di circonferenza, le roverelle di Brindisi Montagna (Potenza), in Basilicata, con tronchi di 730 e 760 cm di circonferenza, e l’olivo di Varopodio (Reggio Calabria). Tra gli alberi monumentali del Trentino, quello forse più noto e conosciuto è l’abete bianco di malga Laghetto, in comune di Lavarone, noto come Avez del Prinzep: con la sua statura di oltre 50 metri, avrebbe potuto a tutti gli effetti essere anche considerato il più grande albero di Natale d’Italia. Ma una tempesta di vento nell’autunno del 2017 lo ha abbattuto e, purtroppo, è uscito dall’elenco, anche se il suo ricordo è ancora vivo.

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Il giro d’Italia in 10 alberi che hanno fatto la nostra storia

Si parte dall’olivo di San Baltolu di Luras, sulle sponde del lago Liscia in provincia di Sassari, l’albero più antico d’Italia: supera i 4mila anni d’età e ancora oggi ospita sotto i suoi rami e la sua immensa chioma centinaia di pecore al pascolo.

Ecco, poi, il castagno dei Cento Cavalli: patrimonio dell’UNESCO, si erge nel parco dell’Etna, nel comune di Sant’Alfio in provincia di Catania. Le sue dimensioni sono da record: 22 metri di circonferenza del tronco e altrettanti di altezza.

Il cipresso di Vernazza è, invece, l’albero più vecchio della Liguria, e veglia come un campanile sul santuario di Nostra Signora di Reggio a Vernazza, in provincia di La Spezia.

Il fico più antico d’Italia sorge nel comune di Lesignano de’ Bagni, in provincia di Parma: è una pianta ultracentenaria con una chioma di 50 metri di diametro e 7 d’altezza.

Mentre la quercia delle Checche è un’imponente roverella, una quercia comune di 370 anni, che domina la Val d’Orcia nei pressi di Pienza.

L’olivo di Canneto Sabino, in provincia di Rieti, è alto 15 metri con una circonferenza del tronco di 7,2, mentre il pino del Parco Nazionale del Pollino si chiama Italus, ha 1230 anni e svetta a quasi 2mila metri d’altezza tra i costoni rocciosi del Parco in Calabria.

E, ancora, il pino di Lenne, a pochi chilometri da Taranto, è il pino d’Aleppo più antico d’Europa, essendo stato messo a dimora più di 300 anni fa.

Infine, i larici: quelli della Val d’Ultimo, nel Parco Nazionale dello Stelvio, che svettano da oltre 2.200 anni, e quelli della Valmalenco, nel cuore della Valtellina, in cui è stato creato il “sentiero del larice millenario” che conduce a quota 2.160 metri, dove svetta il vecchio albero, tra le conifere più datate d’Europa.