Barolo, cultura e tenacia. Fontanafredda e il progetto Renaissance.
Fontanafredda e il progetto Renaissance: quando il vino diventa un racconto lungo dieci anni. Oscar Farinetti sale sul palco a Serralunga d’Alba e pronuncia una parola sola: Tenacia. Intorno a lui, le cantine ottocentesche della tenuta Fontanafredda — fondata nel 1858, 168 anni di storia sulle spalle — ospitano giornalisti, critici, chef. Ma non è la presentazione di vino, o almeno non è solo di vino che stiamo parlando. Sul tavolo, insieme al calice, c’è un volume rilegato. Lo ha scritto Emanuele Trevi. Le illustrazioni sono di Elisa Macellari. E la bottiglia che accompagna il tutto porta in etichetta un uomo in equilibrio precario su una catasta di pietre — che guarda avanti, non in basso.
Nel racconto di Trevi la tenacia non è eroismo, ma fedeltà: non è la durata di un’esistenza a determinarne il valore, ma la costanza con cui si persegue ciò in cui si crede. Macellari ha tradotto tutto questo in un’immagine universale, citando nelle pietre sovrapposte le sue origini orientali. Una parola, due linguaggi, un vino. E in prefazione, la voce di Oscar Farinetti, che come sempre taglia corto: «La tenacia vince sempre».
Il progetto: dieci anni, dieci sentimenti
Renaissance intreccia tre linguaggi che partono a una parola, vino, letteratura e illustrazione, e lo fa in un arco narrativo di dieci anni per raccontare che la Rinascita inizia dalla Speranza, porta alla Fiducia, genera Coraggio; il coraggio produce Ottimismo; e con Tenacia, Fortuna, Riconoscenza, Orgoglio, Armonia si arriva infine a godere della rinascita. Dieci parole. Dieci annate. Una mappa sentimentale di parole capaci da sole di raccontare il tempo che viviamo.
Per ogni edizione, uno scrittore e un’illustratrice scelti non per vicinanza al mondo del vino, ma per la qualità del loro sguardo: dopo Marco Missiroli, Silvia Avallone e Antonio Scurati, è la volta di Emanuele Trevi. Il risultato è un oggetto ibrido — cofanetto da collezione, manifesto estetico, atto editoriale. Un Barolo che arriva con una voce.
Le sculture tra i filari e la terra che torna a respirare
La cultura, a Fontanafredda, non resta nei libri. Con Lost to be found, lo scultore Giuseppe Carta ha disseminato tra i filari sette sculture monumentali che ritraggono i “frutti perduti” della Langa: lampone, nocciola, pesca, fragola, tartufo, prugna, peperoncino — simboli di una biodiversità minacciata dalla monocoltura della vite. Le vigne diventano museo a cielo aperto. Fu lo stesso Farinetti a spiegare la scelta dello scultore con una semplicità disarmante: «Non si poteva non omaggiare questa semplice pianta, che dà da mangiare a tutti noi, se non chiamando uno dei più grandi scultori al mondo».
Accanto all’arte, l’agronomia. Oscar Farinetti ha spinto l’azienda a fare accelerazioni importanti dal punto di vista della sostenibilità, e il risultato è una visione in cui il biologico non è certificazione ma filosofia: i tralci triturati tornano al terreno, il Bosco dei Pensieri rimane una delle ultime aree forestali della Bassa Langa, i filari si aprono agli alberi da frutto del progetto Bosco Vigna.
Il vantaggio competitivo di chi sa raccontarsi
Perché un’azienda vinicola importante come questa investe così tanto in cultura? Oscar Farinetti ha portato in azienda un punto di vista imprenditoriale forte, ragionando fuori dagli schemi e attivando logiche e approcci di comunicazione totalmente nuovi per il mondo del vino. È stato tra i primi a capire che le Langhe potevano avere una grande attrattività turistica imperniata sull’enogastronomia e sull’accoglienza di qualità. In un mercato affollato di etichette eccellenti, il racconto diventa prodotto. L’identità diventa valore economico.
«L’Italia ha ancora un potenziale enorme da cogliere nel mondo. Deve restare il legame con il territorio, che è la nostra forza», ha detto Farinetti. E Fontanafredda è, in fondo, la prova pratica di quella convinzione: 120 ettari di proprietà, il maggiore produttore di Barolo, una bottiglia su quattordici stappata nel mondo. Chi frequenta Fontanafredda conosce bene il cenacolo che Oscar Farinetti è riuscito a mettere su, con un parterre di altissimo livello da fare invidia ai festival culturali di mezza Italia. L’azienda diventa palcoscenico ideale, dove il vino sembra quasi un contorno — solo in apparenza.
Il Villaggio Narrante — cantine, ospitalità, ristorazione con Ugo Alciati, percorsi nel paesaggio, fondazione, eventi letterari — è l’ecosistema in cui ogni elemento rafforza gli altri. Chi viene a Serralunga per una degustazione torna a casa con un libro. Chi compra la bottiglia si porta dietro un’illustrazione. Chi legge la monografia vuole vedere i filari. Renaissance funziona perché costruisce fidelizzazione emotiva, non solo commerciale.
E intanto la vendemmia avanza. «La vendemmia è frutto di troppe variabili, che vanno raccontate in modo leggibile da parte di tutti», dice Farinetti. La prossima parola sarà Fortuna. Nel frattempo, tra i filari di Serralunga d’Alba, un uomo di pietra guarda avanti — in equilibrio precario su un appoggio minimo, come si fa sempre quando si costruisce qualcosa destinato a durare nel tempo.