#AgriCultura. L’Innovazione al Macfrut 2026: il progetto Orienter di Assomela
L’edizione numero 43 del Macfrut, in programma al Rimini Expo Centre dal 21 al 23 aprile 2026, costituisce una manifestazione di grande rilevanza.
La fiera, infatti, presenta numeri da record, con oltre 800 top buyer internazionali, per un incremento del 18% del numero di espositori, con circa 2500 mq di aree dinamiche e campi prova.
Il successo della manifestazione risiede nella sua peculiare capacità di leggere i diversi aspetti di un mondo importante ed eterogeneo come il comparto ortofrutticolo italiano, che vale oltre 19 miliardi di euro alla produzione e intorno ai 60 miliardi di euro lungo l’intera filiera.
Il Macfrut, infatti, si caratterizza per celebrare al più alto livello i profili del settore più strettamente legati alla Tradizione, ma anche per ospitare e promuovere le espressioni più avanzate dell’Innovazione prodotta nell’Ortofrutta.
L’edizione del 2026 declina i temi dell’Innovazione in modo particolarmente capillare, attraverso un intelligente sistema di aree specializzate.
Saloni verticali come Biosolutions & Digital Technologies e Plant Nursery, ad esempio, sono dedicati in modo puntuale a soluzioni altamente innovative riguardanti la Genetica e la Biologia.
L’area Acqua Campus è votata allo svolgimento di esperimenti pratici, grazie ad un laboratorio interattivo dove testare Robotica, Dronistica e Intelligenza Artificiale, applicate in particolare alla gestione idrica ed energetica.
Di estrema rilevanza sono anche gli specifici focus sul post-raccolta e sul packaging, con eventi dedicati a soluzioni di frontiera: dall’uso di film edibili per la qualità del prodotto e il prolungamento della shelf life, alle strategie circolari “4R” per la valorizzazione dei materiali di scarto.
Il claim prescelto per il Macfrut 2026 recita “Make it Juicy”: uno slogan davvero indicato per un evento così succoso, ricco e attraente, che non può non evocare l’immagine della Mela, frutto biblico per antonomasia.
Di qui lo spunto per mettere sotto i nostri riflettori Assomela, organizzazione che riunisce circa il 75% dei produttori italiani di mele, tra i quali i Consorzi VOG (Marlene), VIP (Val Venosta), Melinda e Trentina del Trentino-Alto Adige.
La principale novità che Assomela porta in fiera è costituita dalla presentazione dei risultati di Orienter, un interessante progetto sviluppato insieme all’Università di Bolzano, che mette al centro il Carbon Farming, l’Agricoltura del Carbonio.
L’iniziativa si focalizza sulla mappatura e sulla gestione delle Buffer Strips, vale a dire zone marginali all’interno dei frutteti dove l’implementazione di siepi e di strisce floreali, con piantumazioni arboree mirate, potenziano il sequestro di CO2 e promuovono la biodiversità.
L’obiettivo finale del progetto Orienter è quello di massimizzare la sostenibilità ambientale, facendo ricorso anche a pratiche quali il sovescio e la fertilizzazione organica del suolo, abbinando una migliore qualità del prodotto ad una gestione responsabile delle risorse.
Assomela, a valle di oltre dieci anni di collaborazione con la ricerca scientifica sul ruolo dei meleti nella gestione dei flussi di carbonio, ha dimostrato che il meleto non è solo un impianto produttivo, ma un vero e proprio ecosistema capace di compensare le proprie emissioni.
Il meleto, in altri termini, può essere visto come un complesso impianto operante in pareggio, dove i flussi annuali di anidride carbonica, assorbita mediante il processo di fotosintesi e generata grazie alla respirazione degli organismi, compensano per intero quella emessa per le operazioni di coltivazione.
Il punto di caduta dell’iniziativa consiste nell’elaborazione di tecniche di produzione tendenti alla neutralità climatica, salvaguardando nel contempo l’efficienza della gestione aziendale.
Il progetto Observer, in estrema sintesi, è finalizzato ad apportare benefici ambientali sui 40.000 ettari coltivati, contestualmente garantendo le esigenze di produttività dei circa 15.000 agricoltori coinvolti.
Un grande evento come il Macfrut è anche la sede ideale per sviluppare riflessioni e condividere proposte sul piano politico e normativo, per un futuro di sviluppo e di progresso del settore.
Assomela, su questo versante, restando in tema di Carbon Farming, è portatrice di alcune posizioni critiche rispetto ai contenuti del Regolamento UE CRCF – Carbon Removals and Carbon Farming Certification, dedicato alla certificazione degli assorbimenti di carbonio.
Il Regolamento, come noto, mira a stabilire standard condivisi appunto per il Carbon Farming, insieme a metodologie verificabili e ad un registro pubblico per combattere il fenomeno del Greenwashing.
L’organizzazione, però, ritiene che alcuni adempimenti previsti dalla normativa possano danneggiare gravemente il sistema, con particolare riferimento a monitoraggi insopportabilmente onerosi, previsti fino a 15 anni, nonché agli eccessivi costi di conformità, che minacciano di superare i benefici economici.
L’associazione, al riguardo, in una nota ufficiale sollecita una riforma del Regolamento che tenga conto di alcuni aspetti fattuali finora asseritamente sottovalutati: “Il sequestro naturale è legato a variabili climatiche e limiti fisiologici: servono criteri di certificazione più realistici”.
Il tema ripropone una cruciale questione di fondo, che emerge regolarmente nei più diversi ambiti produttivi e merceologici: come conciliare le esigenze della Sostenibilità Ambientale con quelle della Sostenibilità Economica e Sociale; come tenere insieme Presente e Futuro.
Nella fattispecie, dovendosi trovare un ragionevole punto di caduta tra la tutela degli Agricoltori e la difesa della Natura, Assomela sottolinea che “solo riducendo il carico amministrativo la sostenibilità potrà tradursi in un’opportunità economica concreta per le generazioni future”.