Il futuro circolare di toner e stampanti che parla italiano

Sapi

Al centro ci sono toner e stampanti rigenerati e di qualità. Tutto intorno troviamo l’economia circolare nella sua concreta applicazione, il diritto al riuso e alla riparazione sancito in Europa per allungare la vita dei prodotti, la creazione di una filiera di recupero per differenziare e rigenerare materia ed eliminare la produzione di rifiuti e sprechi, il know how tipico del saper fare italiano che ha creato competenze che prima non esistevano, un esempio virtuoso di made in Italy all’insegna dello sviluppo sostenibile. All’origine della mission e dell’identità aziendale la cultura e la consapevolezza del risparmio come scelta responsabile di sostenibilità a favore dei clienti insieme alla percezione, anche semantica, del valore e della qualità della rigenerazione come qualcosa di diverso dalla riproposizione semplice del concetto di usato. Gruppo Sapi racconta una storia tutta italiana di economia circolare così come dovrebbe essere.

Sono andato a visitare la loro sede, a San Vittore Olona, a pochi chilometri da Milano, dove lavorano decine di tecnici, ingegneri, operai in un grande capannone di 7mila metri quadrati, nel quale vengono prodotti più di 200.000 toner e 2.000 stampanti che, senza il loro lavoro, sarebbero stati destinati a diventare rifiuti. Sapi è un’azienda “fatta in casa”, tipica di quel buon capitalismo familiare che ha fatto del nostro modo di produrre un modello unico che tutto il mondo ci invidia. “Piccolo è bello” si diceva delle imprese italiane. Piccole, sostenibili, innovative e circolari, oggi, è decisamente meglio. Il padre Franco Ferreri, affiancato dalla moglie Liana e i figli SaraFedericoChiara e Davide, sono tutti impegnati nello sviluppo strategico di un mercato tanto difficile quanto necessario. Mi raccontano del ritardo legislativo italiano, dei CAM, i criteri ambientali minimi che non vengono sempre rispettati nelle gare pubbliche, delle difficoltà logistiche per il recupero di toner esausti, della battaglia quotidiana con le case madri produttrici per trovare soluzioni sempre nuove e competitive, per sostituire i pezzi deteriorati e assicurare ai “rigenerati” le stesse prestazioni dei “nuovi”.

Il Gruppo Sapi è composto oggi da tre aziende che operano in sinergia tra di loro: Sapi, che rigenera materiale consumabile e relativo hardware, quali stampanti e fotocopiatrici; Sapi Service, che offre servizi per ottimizzare i costi di gestione stampa e del parco macchine grazie a manutenzione, recupero e riutilizzo; Bepro Italia, che riacquista consumabili originali non utilizzati e li rivende tramite piattaforme di e-commerce. Grazie a questo approccio a tutto tondo, il Gruppo Sapi è oggi leader mondiale nella rigenerazione di cartucce toner e nel ricondizionamento di stampanti e fotocopiatrici, risultando  tra le prime 5 produttrici di cartucce riciclate in Europa e tra le prime 10 al mondo. Mi hanno spiegato con orgoglio che con una cartuccia Calligraphy, il loro marchio di fabbrica, si possono ottenere risparmi energetici fino all’80%, con la conseguente riduzione della CO2 in atmosfera, e che grazie al loro lavoro ogni anno hanno contribuito a evitare che 675 autotreni carichi di cartucce esauste finissero in discarica.

Il futuro circolare di toner e stampanti che parla italiano
Sapi Rigenera è il loro Manifesto di sostenibilità, che racconta in dieci punti una carta d’identità che poche aziende nel mondo possono vantare. Lo leggiamo: “L’attività di Sapi ha reso concreto il diritto del consumatore alla riparazione riconosciuto dall’Unione Europea, all’interno delle Direttive sull’Economia Circolare, dando nello stesso tempo un significativo contributo al recupero e alla riduzione del volume dei rifiuti di origine elettrica ed elettronica. Per Sapi rigenerare è sinonimo di produzione e di risparmio, economico e ambientale”. Viene rivendicato il know how definito da un processo costante di ricerca e sviluppo: “La rigenerazione di cartucce toner e stampanti è un’attività che coniuga tecnica, ingegneria, ecologia e attenzione artigianale nell’ambito di una visione che intende rendere sostenibile il presente e il futuro di tutta la stampa digitale”. E viene certificato il loro processo produttivo che rappresenta un vero e proprio paradigma tutto italiano di economia circolare: “Uno studio sull’impatto ambientale durante l’intero Ciclo di Vita (LCA) delle cartucce rigenerate Calligraphy by Sapi, condotto da Lca Lab, uno Spin Off di Enea, in collaborazione con l’Università di Modena e Reggio Emilia, ha rivelato che l’indicatore globale di danno ambientale di una cartuccia Sapi è pari a -84% rispetto a quello di una cartuccia originale. Una LCA curata da SCF International dedicata al confronto tra il ciclo di vita di una stampante nuova e una rigenerata dimostra come la rigenerazione abbia un impatto minore rispetto al ciclo tradizionale di acquisto di una nuova stampante, nonostante i benefici legati al recupero dei materiali che la compongono dopo il primo utilizzo e l’avvio a fine vita. L’impatto del ciclo di vita tradizionale è circa 1/5 di quello della stampante nuova”.

“Gli italiani sono abituati a produrre, all’ombra dei campanili, cose belle che piacciono al mondo”, diceva l’economista Carlo Maria Cipolla e, citandolo nel loro Manifesto, spiegano perché: “Lavorare esclusivamente nel nostro Paese ed esportare in tutto il mondo corrisponde a una precisa scelta aziendale. Sapi è sinonimo di invenzione, attenzione ai particolari, manifattura di eccellenza e design accurato di prodotto. Sapi è italiana perché solo in Italia si possono raggiungere standard qualitativi e creativi così alti”.