Benvenute Fragole

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Dolci, succose e profumate, le fragole colorano la nostra tavola come simbolo della bella stagione e dell’amore. Ne parliamo in questo articolo tratto dal numero di Aprile/Maggio/Giugno 2022 di VéGé per voi, magazine del Gruppo VéGé diretto da Paolo Marcesini.

Dissetanti, diuretiche, antinfiammatorie. E ancora, astringenti, rinfrescanti, depurative. Ma anche ipocaloriche (100 gr contengono solo 27 calorie), digestive e, secondo alcuni studi scientifici, anticancerogene. Le fragole, chiamate “frutto cuore” per la loro forma e il colore rosso intenso – ne esistono però varietà bianche e verdi – sono ricche di proprietà benefiche. Le stesse foglie possiedono interessanti virtù antiemorragiche e cicatrizzanti.

William Shakespeare, che pare ne fosse ghiotto, le chiamava “il cibo delle fate”. E sapere che in realtà sono un falso frutto, poiché i frutti veri e propri sono i semini che si trovano sulla superficie del “ricettacolo” succoso, non toglie nulla al loro fascino fragrante e profumato (il nome fragola deriva dal latino fragrassi). Il mito racconta che le fragole derivano dalle lacrime versate a terra da Venere per la morte dell’amato Adone, ucciso dal cinghiale scatenatogli contro da Marte. E non a caso proprio con delle fragole era ricamato il fazzoletto di Desdemona, che suscitò la folle gelosia di Otello. Ma questo frutto così delicato, che spunta quasi nascosto nei boschi, oltre all’amore simboleggia anche la magia degli inizi, delle illusioni, della giovinezza ricca di promesse, alle volte non mantenute, come nel celebre film Il posto delle fragole di Ingmar Bergman.

Bisogna però fare attenzione, perché purtroppo non sono tutte fragole quelle che rosseggiano nei boschi: delle dolci fragoline esiste infatti anche una versione “matta” (Dichesnea indica, il suo nome botanico) che ha un sapore amarissimo, per quanto sia commestibile, e che si distingue per il portamento eretto – e non a campanellina –, le dimensioni più grosse e il colore molto più intenso e brillante.

Dopo il 1500, le fragole vennero trapiantate nei giardini e coltivate negli orti per essere consumate come frutto prelibato, tipicamente primaverile (maturano da maggio a luglio). Ma quelle che conosciamo oggi nascono da una molteplicità di incroci: dalla Fragaria chiloensis, importata dal Cile ai primi del 1700 da Amedée Frezier, un ingegnere militare ed esploratore francese, che si è poi unita alla Fragaria virginiana, originaria del Nord America, dando infine origine alla Fragaria x ananassa, molto più grossa e dolce.

L’Italia, con poco più di 130 000 tonnellate, è il quarto Paese produttore a livello europeo, dopo Spagna, Polonia e Germania. E quella italiana può essere considerata una produzione di qualità, perché sempre di più viene condotta secondo le linee guida dell’agricoltura integrata, che prevedono una riduzione delle sostanze chimiche nel campo, o delle tecniche della produzione biologica, che le escludono totalmente.

Per il profumo e il sapore fresco e dolce, le fragole sono un frutto molto apprezzato (nel 2018, l’83% delle famiglie italiane ha acquistato almeno una volta fragole), e davvero molto salutare.

In virtù delle loro innumerevoli proprietà, il grande naturalista svedese Linneo le ha definite “un dono di Dio”. Le fragole contengono pochi zuccheri, risultando indicate anche per i diabetici; sono ricche di potassio, calcio e fosforo, magnesio, iodio e bromo, utili per un buon metabolismo; e ricchissime di vitamina C, preziosa per il nostro sistema immunitario.

Basti pensare che, per il contenuto record in sostanze antiossidanti benefiche per la salute, sono state inserite tra i super cibi anti età. Toniche e mineralizzanti, le fragole sono anche una buona fonte naturale di xilitolo, una sostanza dolce che previene la formazione della placca dentale e contrasta l’alitosi. Unica avvertenza, per il contenuto di acido acetilsalicilico, potrebbero essere responsabili di effetti allergenici per coloro che sono sensibili a questa sostanza.

Infine, una curiosità su come si mangiano le fragole, secondo il galateo: se sono grosse e servite intere su un vassoio, si prendono con due dita, se invece sono piccole e in coppetta si mangiano con il cucchiaino.