I dodici impegni dell’Europa per la cultura
“L’Europa per la cultura, la cultura per l’Europa” non introduce nuovi obblighi giuridici, non modifica i Trattati e non ha il valore di una direttiva o di un regolamento. Eppure la Dichiarazione comune pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea il 25 giugno 2026 e sottoscritta dai presidenti delle tre istituzioni europee, è destinata a diventare un punto di riferimento per le future politiche culturali dell’Unione.
Il documento fissa una cornice politica condivisa e individua dodici priorità che delineano il ruolo attribuito alla cultura nell’Europa dei prossimi anni. Dalla tutela della libertà artistica all’impatto dell’intelligenza artificiale, passando per il lavoro culturale, la sostenibilità e la coesione territoriale, emerge un’idea di cultura sempre meno confinata alla sfera simbolica e sempre più riconosciuta come leva democratica, economica e sociale.
Il primo impegno riguarda la libertà di espressione artistica, definita uno dei pilastri delle società democratiche. L’Unione si impegna a proteggere artisti e professionisti della cultura dalla censura, dalle intimidazioni e da ogni indebita interferenza, salvaguardando al tempo stesso l’indipendenza delle istituzioni culturali. In un’Europa in cui alcune democrazie hanno mostrato segnali preoccupanti di pressione sui sistemi culturali, si tratta di un’affermazione tutt’altro che scontata.
Accanto alla libertà, la dichiarazione ribadisce il valore della diversità culturale e linguistica, riconosciuta come uno dei fondamenti dell’identità europea. L’attenzione si concentra in particolare sulla visibilità e sulla reperibilità online delle opere europee e dei contenuti realizzati nelle diverse lingue ufficiali dell’Unione, in risposta al predominio delle grandi piattaforme anglosassoni nella distribuzione digitale.
Un altro asse centrale è quello dell’accesso alla cultura, che viene indicato come un diritto da garantire a tutti i cittadini. L’impegno riguarda soprattutto i giovani, le persone con disabilità, le fasce socialmente svantaggiate e i territori periferici, rurali o interessati da fenomeni di spopolamento. La cultura viene così presentata come un diritto di cittadinanza e non come un privilegio riservato a pochi.
Ampio spazio è dedicato anche alle condizioni di lavoro degli artisti e dei professionisti della cultura. La dichiarazione prevede l’impegno a tutelare la libertà di espressione artistica, a promuovere una retribuzione equa e condizioni di lavoro dignitose, nel rispetto del ruolo e dell’autonomia delle parti sociali. Per la prima volta a livello europeo viene riconosciuta esplicitamente la precarietà strutturale del lavoro creativo come una questione politica da affrontare.
Tra i capitoli più attesi figura quello dedicato all’intelligenza artificiale. Le istituzioni europee indicano un approccio etico, antropocentrico e fondato sui diritti per l’utilizzo dell’IA, con tre obiettivi precisi: proteggere i diritti di proprietà intellettuale degli autori, garantire trasparenza nei contenuti generati dall’intelligenza artificiale e monitorarne gli effetti sull’occupazione nei settori creativi. L’idea è che l’IA debba essere uno strumento al servizio della creatività umana e non un suo sostituto.
Il documento riconosce inoltre il peso economico dei settori culturali e creativi, definiti comparti dinamici capaci di generare crescita, occupazione qualificata, innovazione e benefici per l’intero sistema economico europeo. Tra le industrie culturali strategiche vengono inclusi esplicitamente anche i media e l’audiovisivo, segnando un cambio di prospettiva rispetto a una visione che per lungo tempo ha contrapposto cultura ed economia.
Alla cultura viene attribuito anche un ruolo essenziale nel rafforzamento della democrazia. Secondo la dichiarazione, essa contribuisce a promuovere il senso di appartenenza europeo, favorisce il dialogo pubblico e rappresenta uno strumento importante per affrontare le sfide della polarizzazione, della disinformazione e dell’incertezza contemporanea, rafforzando al tempo stesso coesione sociale, competitività e resilienza.
Un altro capitolo collega direttamente il patrimonio culturale alla sostenibilità. La Commissione riconosce che il patrimonio materiale e immateriale può favorire modelli di sviluppo rigenerativi, promuovere la cittadinanza climatica e sostenere forme di economia circolare nei territori. Il rapporto tra cultura e transizione ecologica entra così formalmente nell’agenda delle politiche europee.
La dichiarazione attribuisce inoltre alla cultura un ruolo nella coesione territoriale, considerandola uno strumento per contrastare il declino demografico, valorizzare le aree interne, rafforzare l’equilibrio tra i territori e contribuire alle strategie europee di sviluppo sostenibile. Un’attenzione particolare viene quindi riservata alle periferie e alle aree più fragili del continente.
Tra gli impegni compare anche il rafforzamento dell’educazione artistica e culturale a tutti i livelli. Le istituzioni europee pongono un’attenzione specifica ai giovani artisti e a quelli provenienti da contesti svantaggiati, riconoscendo alla cultura una funzione di mobilità sociale oltre che di crescita personale.
Lo sguardo si estende poi oltre i confini dell’Unione. L’Europa dichiara infatti l’obiettivo di consolidare il proprio ruolo di leader culturale e creativo a livello globale, sviluppando relazioni e partnership con i Paesi terzi e riconoscendo alla cultura una funzione sempre più importante nella diplomazia e nella proiezione internazionale dell’Unione.
L’ultimo impegno riguarda infine l’integrazione della dimensione culturale in tutte le politiche europee. Le tre istituzioni ribadiscono la necessità che la cultura non venga più considerata un settore separato, ma una componente trasversale capace di incidere sulle politiche climatiche, digitali, economiche e sulle relazioni esterne, nel rispetto delle competenze degli Stati membri.
Più che un insieme di misure operative, la dichiarazione rappresenta dunque una bussola politica. Gli obiettivi sono stati fissati; resta ora da tradurli in scelte concrete e in risorse adeguate. La partita decisiva si giocherà con il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale dell’Unione europea, quando sarà chiaro quanto investimento accompagnerà questi dodici impegni.
La direzione è stata indicata. Ora resta da verificare se l’Europa saprà darle gambe e risorse.